Venerdì 10 Ottobre, il giornalista Luca Pagliari ha incontrato seicento studenti faentini che
si sono ritrovati nell’aula magna dell’Istituto Oriani per ascoltare il giornalista e storyteller, affrontando con loro il tema della solitudine digitale, in occasione della giornata mondiale della salute mentale.
Si tratta ormai di un appuntamento tradizionale, fortemente voluto dal Rotary Club Faenza, che da anni organizza l’incontro, nell’ambito delle iniziative a sostegno delle giovani generazioni.
Come sempre, i ragazzi hanno ascoltato con grande attenzione l’intervento di Pagliari, imperniato sulla storia di Alice, introdotto dal presidente del Rotary Faenza Alessandra Bentini e da Maria Luisa Martinez, nostra socia rotariana, già preside dell’Oriani e provveditore agli studi della Provincia di Ravenna.
Ci piace, a questo punto, citare le parole su Facebook dell’Itip Bucci, a commento della bella mattinata: “Luca ha dato vita a un racconto fatto di volti, voci e storie di ragazzi – storie vere, che parlano di emozioni, di isolamento e del bisogno di ritrovare connessioni autentiche. Un incontro che ha fatto riflettere, emozionare e capire che la salute mentale parte anche dal saperci ascoltare. Grazie al Rotary Club Faenza per aver regalato questa esperienza così intensa.”
L’evento era stato preceduto, nella sera di Giovedi 9 Ottobre, con un incontro da parte del Rotary Club Faenza: incontro in cui Luca Pagliari ha intrattenuto sul tema della fragilità psicologica degli adolescenti.
Il complesso tema è stato esposto in maniera estremamente semplice ed efficace, riassumendo solo alcune delle storie dei molti ragazzi che Luca ha incontrato negli anni della sua attività, storie raccolte anche nel suo prossimo libro “Cuori connessi”, che – ha sottolineato – non ha pretese di voler dare risposte al problema, ma di creare spunti di riflessione per risolverli.
Le storie parlano di solitudine, bullismo, incapacità dei giovani di rapportarsi con i coetanei e gli adulti: problematiche spesso alimentate dall’uso improprio ed eccessivo dei telefonini o dei computer. Un esempio portato è stato quello di una ragazza innamorata di un fidanzato virtuale, creato dall’intelligenza artificiale, che assumeva informazioni su ciò che la ragazza desiderava per poi illuderla di parlare attraverso il computer con il suo uomo ideale. L’illusione l’ha portata al ricovero psichiatrico.
In un altro caso, un ragazzo solitario e silenzioso è stato ricattato da una tredicenne che minacciava di rivelare alla sua famiglia di essere incinta di lui. Particolarmente inquietante è che a suggerire le mosse fosse la madre della ragazzina.
Silenzio che si aggiunge silenzio, nel carattere già chiuso dell’adolescente al quale non è sufficiente la sola richiesta dei genitori se la giornata sia “andata bene”. Ciò dovuto anche dalla frenesia del mondo contemporaneo che provoca l’assenza, a volte incolpevole, dei genitori e degli insegnanti.
Questo isolamento può portare ad eventi tragici, quali atti di autolesionismo fin anche al suicidio o come già visto, alla necessità di recuperi psichiatrici che lasceranno per sempre segni indelebili nell’adolescente.
Il silenzio ha colpito Pagliari anche positivamente. Lo ha potuto notare durante i suoi racconti nelle scuole, nel silenzio attento degli studenti nell’ascoltare che il problema c’è, è reale e probabilmente molto più vicino a noi di quanto si possa credere


